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Z Side · Reality Glitch A cura di Zoom Out Lab
Il web non è più popolato solo da persone. Sempre più pagine vengono lette, scansionate e attraversate da bot, crawler AI e agenti automatici che non cercano davvero di “visitare” un sito, ma di estrarne valore. Il punto non è solo tecnico: è cosa succede quando Internet smette di essere uno spazio umano.
Per anni abbiamo pensato al web come a un ambiente fatto di persone che cercano, leggono, cliccano, confrontano, comprano, litigano, imparano. Un posto caotico, sì, ma ancora umano. Oggi quella immagine regge sempre meno.
Secondo i dati pubblicati da Cloudflare, il traffico dei crawler AI e search è cresciuto nel corso del 2025, con un aumento del 18% tra maggio 2024 e maggio 2025 per il gruppo di crawler osservati, e con GPTBot in crescita del 305% nello stesso periodo. In parallelo, Cloudflare ha mostrato che il rapporto tra quante volte certi sistemi leggono un sito e quante volte gli restituiscono traffico è sempre più sbilanciato.
Il punto non è che “ci sono più bot”. I bot sul web esistono da sempre. Il punto è che sta cambiando il loro ruolo. Non sono più soltanto spider dei motori di ricerca o automazioni di servizio. Sono attori che entrano nei siti, leggono, estraggono, addestrano, rispondono altrove e spesso non tornano più.
Il meccanismo: leggere tutto, restituire poco
Cloudflare lo dice in modo abbastanza esplicito: nel 2025 il crawling legato all’AI è diventato un fenomeno strutturale, con la parte legata al training arrivata a rappresentare quasi l’80% dell’attività dei bot AI osservati a metà 2025. Nello stesso tempo, i referral verso gli editori sono scesi, in particolare per il comparto news.
Questa è la frattura vera. Il vecchio patto del web era imperfetto, ma esisteva: il motore di ricerca leggeva il tuo contenuto, lo indicizzava e in cambio ti rimandava visite. Oggi una parte crescente del traffico automatizzato non funziona così. Legge senza necessariamente rimandare. Usa senza necessariamente restituire. Ricombina senza dover abitare davvero la fonte.
È qui che il traffico bot internet smette di essere una faccenda da amministratori di sistema e diventa un tema editoriale, economico e culturale.
La distorsione: un web visitato da entità che non vivono il web
Il glitch è questo: Internet continua a sembrarci uno spazio fatto per utenti umani, ma sempre più spesso si comporta come un ambiente attraversato da entità che non leggono per capire, non cliccano per scegliere, non visitano per esperienza. Entrano, acquisiscono, classificano, estraggono, sintetizzano.
In altre parole: il web continua ad avere la forma di una piazza, ma comincia a funzionare come una miniera.
Questo cambia tutto. Cambia il valore della visita. Cambia il significato del click. Cambia la relazione tra contenuto e attenzione. E cambia anche la posizione di chi pubblica: non più solo autore che spera di essere trovato, ma fornitore involontario di materia prima per sistemi che possono usare il suo lavoro senza ricambiare in proporzione. Cloudflare ha introdotto proprio per questo nuove funzioni per bloccare gli AI bot, misurarne il comportamento e persino inviare risposte 402 Payment Required per provare a trasformare il crawling in una relazione commerciale, non solo estrattiva.
Quando il traffico bot internet cambia l’economia del contenuto
Se un sito viene letto da umani, può generare attenzione, abbonamenti, pubblicità, contatto, autorevolezza. Se viene letto soprattutto da agenti automatici, la situazione si complica. Perché il contenuto continua ad avere valore, ma il valore si sposta altrove.
Cloudflare ha anche pubblicato un’analisi specifica sul crawl-to-click gap, cioè sul divario tra quante volte i bot leggono un contenuto e quante volte poi inviano traffico ai publisher. È un concetto semplice ma devastante: il tuo contenuto viene consumato dal sistema, ma la ricompensa sotto forma di visite o visibilità diretta si assottiglia.
A quel punto il web rischia di entrare in una spirale tossica. I siti continuano a produrre contenuti perché servono ai sistemi. I sistemi continuano a usarli perché sono utili. Ma il ritorno per chi li crea si riduce. Se questa forbice si allarga troppo, non hai solo un problema di business model. Hai un problema di ecologia informativa.
Il passaggio successivo: dai crawler agli agenti
La storia non si ferma neppure ai crawler. Cloudflare parla ormai apertamente di agents, e ha introdotto strumenti come Web Bot Auth per riconoscere in modo crittografico traffico automatizzato e agentico. Segno che la distinzione tra “bot che indicizza” e “agente che agisce sul web per conto di qualcuno” sta diventando sempre più rilevante.
Questo è il punto in cui la faccenda si fa ancora più interessante per Reality Glitch. Perché il problema non è più solo che il web venga letto da macchine. È che il web inizi a essere progettato, filtrato e gestito in previsione del loro passaggio. Quando succede, l’infrastruttura smette lentamente di ottimizzarsi per l’esperienza umana e comincia a ottimizzarsi per l’attraversamento automatico.
Perché questo riguarda tutti, non solo gli editori
Sarebbe facile dire: problema dei publisher, dei giornali, dei siti grossi. In realtà no. Perché se il web diventa sempre più uno spazio di estrazione automatica, cambiano anche le condizioni per chiunque pubblichi qualcosa: un blog, un ecommerce, un magazine, un sito aziendale, una pagina di servizio.
Il problema non è solo “mi leggono senza cliccare”. Il problema è che cambia il patto implicito di Internet. Il sito non è più soltanto una destinazione da visitare. Diventa una fonte da drenare.
E quando il drenaggio aumenta più del ritorno, il rischio è evidente: meno incentivo a produrre contenuti originali, più incentivo a produrre materiale adattato al sistema, più pressione verso testi usa-e-getta, più spazio per sintesi automatiche, meno spazio per la visita diretta e per il rapporto vivo tra autore e lettore. È una filiera che si incastra perfettamente con il pezzo sulle AI Overviews e con quello sul model collapse.
Conclusione: il web resta umano solo se conviene ancora agli umani
La lezione di questo Reality Glitch è brutale: il web non smette di essere umano quando arrivano i bot. Smette di esserlo quando l’economia, le interfacce e i flussi di valore iniziano a premiare più l’estrazione automatica che la relazione tra persone.
Se i contenuti vengono letti sempre più da sistemi che non restituiscono attenzione in proporzione, allora Internet rischia di tenere la scenografia del mondo umano mentre cambia il suo metabolismo profondo.
E quando cambia il metabolismo, cambia tutto: perché il problema non è solo chi entra nei siti, ma per chi il web sta ancora funzionando davvero.
Questo articolo fa parte di Z Side, il blog editoriale di Zoom Out Lab.
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