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Z Side · Reality Glitch A cura di Zoom Out Lab
Dal 21 aprile 2026 Amazon Ring Familiar Faces è disponibile in Italia. La funzione ti manda una notifica personalizzata “Mamma alla porta”, “Il vicino Marco” invece del generico avviso che qualcuno si avvicina. Conveniente. Ma il campanello non scansiona solo i volti che hai registrato. Scansiona tutti. Inclusi quelli che non lo sanno.
Amazon ha lanciato ieri in Italia Amazon Ring Familiar Faces, la funzione di riconoscimento facciale integrata nei videocitofoni Ring compatibili. Secondo l’annuncio ufficiale, la feature è opzionale, richiede attivazione esplicita e permette di costruire una directory di fino a 50 volti noti familiari, vicini, babysitter, dog sitter ricevendo notifiche personalizzate ogni volta che uno di loro si avvicina alla telecamera.
La descrizione che Amazon dà della feature è tecnicamente accurata. Il problema non è in quello che dice. È in quello che non dice.
Come funziona davvero: non solo i 50 che hai registrato
Il meccanismo di Amazon Ring Familiar Faces è questo: la telecamera rileva continuamente i volti di chiunque entri nel campo visivo. Li confronta con la directory che hai costruito. Se c’è corrispondenza, ti manda la notifica con il nome. Se non c’è corrispondenza e qui sta il punto il volto viene comunque acquisito, elaborato nel cloud Amazon e conservato per 30 giorni prima di essere eliminato automaticamente, nella categoria “volti non identificati”.
Questo significa che chiunque passi davanti al tuo campanello il postino, il vicino che porta fuori il cane, il ragazzo che consegna la pizza, il bambino che gioca sul marciapiede viene scansionato biometricamente da un sistema di cui non sa nulla, che non ha scelto e che non ha modo di rifiutare. Non ha premuto nessun tasto, non ha accettato nessun termine, non ha firmato nessun consenso. Si trovava semplicemente in strada.
TechCrunch ha documentato il rollout negli USA già a dicembre 2025, evidenziando che le protezioni privacy di Ring si applicano al proprietario del dispositivo non alle persone inquadrate. Amazon stessa ha confermato questa asimmetria in risposta a una richiesta del Senatore americano Ed Markey: il sistema non ha meccanismi per ottenere il consenso dei passanti, né processi per permettere loro di chiedere la cancellazione dei propri dati.
Il problema del consenso dei passanti
La questione legale in Europa è più complessa di quanto Amazon sembri voler riconoscere. Il GDPR classifica i dati biometrici impronte facciali incluse come dati di categoria speciale ai sensi dell’articolo 9, che richiede consenso esplicito per il trattamento. Non il consenso del proprietario del dispositivo: il consenso della persona i cui dati vengono raccolti.
Amazon nella documentazione italiana scrive che “in alcune legislazioni europee può essere richiesto il consenso esplicito dei visitatori prima dell’attivazione” scaricando sull’utente la responsabilità di ottenerlo. Ma ottenere il consenso esplicito di ogni persona che potrebbe passare davanti al proprio cancello è operativamente impossibile. Il vicino che imbocca il vialetto, il fattorino di turno, il tecnico del gas che deve passare dal cortile: nessuno di loro può essere avvisato in anticipo, nessuno può esprimere un consenso informato prima che il suo volto venga già acquisito.
Questo non è un dettaglio tecnico. È il cuore del problema con Amazon Ring Familiar Faces. La feature è progettata attorno ai diritti del proprietario del dispositivo. I diritti di chiunque altro sono un’appendice nelle note legali.
L’ecosistema che nessuno vede tutto insieme
Familiar Faces non è una funzione isolata. Si inserisce in un ecosistema che Amazon ha costruito pezzo per pezzo e che, visto tutto insieme, è qualcosa di molto più grande di un campanello smart.
Ring ha lanciato negli ultimi mesi anche Search Party che collega le telecamere di un intero vicinato per cercare animali scomparsi usando l’AI e Community Requests, che permette alle forze dell’ordine di chiedere direttamente ai proprietari di Ring i video girati durante un incidente specifico, senza necessità di autorizzazione giudiziaria preventiva. In una email interna diventata pubblica, il fondatore di Ring ha scritto che Search Party è stata introdotta “prima per trovare i cani” lasciando intendere un piano di espansione delle capacità di riconoscimento.
Uno studio di Surfshark ha analizzato i principali marchi di telecamere di sicurezza: Ring raccoglie 15 tipologie di dati collegati all’utente più di qualsiasi altro marchio analizzato, davanti a Google Nest con 14. L’elenco include non solo dati biometrici ma posizione, ID dispositivo, email, nome, numero di telefono, foto e video, indirizzo fisico, cronologia degli acquisti e dati di interazione con i prodotti.
Siamo di fronte allo stesso pattern che abbiamo già documentato con la Smart TV che scatta screenshot del tuo schermo o con il codice nascosto che scansiona il tuo browser: un dispositivo con una funzione dichiarata intrattenimento, sicurezza, comunicazione che svolge silenziosamente una funzione aggiuntiva di raccolta dati che l’utente non ha richiesto e spesso non conosce.
La reazione: tre stati bloccati, un senatore che chiede di fermarsi
Negli USA, Illinois, Texas e Portland hanno già impedito il lancio di Amazon Ring Familiar Faces applicando le leggi locali sui dati biometrici le uniche abbastanza stringenti da classificare come violazione la raccolta di impronte facciali senza consenso esplicito. Il Senatore Markey ha scritto direttamente al CEO di Amazon Andy Jassy dopo che lo spot al Super Bowl 2026 che promuoveva le capacità di riconoscimento di Ring ha generato una reazione pubblica che lui ha definito dimostrazione dell’opposizione al “monitoraggio costante e agli algoritmi di riconoscimento invasivi”. La sua lettera chiedeva l’interruzione immediata della feature.
In Europa, al momento in cui scriviamo, non risultano procedimenti formali aperti da autorità di protezione dei dati specificamente su Familiar Faces. Il Garante italiano non si è ancora pronunciato. La feature è stata lanciata in Italia ieri, il 21 aprile 2026.
Il corriere che lavora per Amazon e viene schedato da Amazon
C’è un dettaglio di questa storia che merita di essere detto esplicitamente, perché nessuna comunicazione ufficiale lo mette in primo piano.
Amazon è il principale player mondiale dell’e-commerce. I suoi corrieri dipendenti diretti, o delle società di logistica che lavorano per Amazon, consegnano pacchi in centinaia di migliaia di abitazioni ogni giorno, molte di queste abitazioni hanno un campanello Ring e parecchie di queste abitazioni hanno da ieri Amazon Ring Familiar Faces attivo.
Questo significa che i corrieri di Amazon persone che lavorano per Amazon, che consegnano prodotti Amazon, che vengono pagati nell’ecosistema Amazon hanno il volto scansionato e archiviato nei propri server ogni volta che si avvicinano a una porta con Ring, senza averlo scelto, senza potersi rifiutare come condizione implicita del loro lavoro quotidiano.
Non è fantascienza, non è un’ipotesi futura: è la conseguenza diretta e immediata del lancio di ieri.
Cosa dice Amazon e dove i conti non tornano
Amazon presenta Familiar Faces come una feature opt-in, sicura per design, con dati crittografati e non condivisi con terzi. Sono affermazioni tecnicamente verificabili e probabilmente accurate sulla gestione dei dati dei proprietari del dispositivo.
Il problema è altrove. Come documentato dai dati raccolti senza consenso reale che attraversano l’intero ecosistema delle piattaforme digitali, il consenso dichiarato nei termini di servizio e il consenso informato nella realtà sono due cose diverse. Amazon dice che i dati dei volti non identificati vengono eliminati dopo 30 giorni, ma non dice quante volte un volto può essere riacquisito e ricominciare il ciclo di 30 giorni, cosa succede se quel volto viene identificato durante quei 30 giorni e diventa parte della directory o cosa succede se l’utente non rispetta le leggi locali sul consenso perché non è Amazon a rispondere di quella violazione, ma il proprietario del campanello.
La struttura dell’accountability è progettata per proteggere Amazon. L’utente diventa il responsabile del trattamento dei dati altrui, con tutti i rischi legali che ne derivano, mentre Amazon fornisce l’infrastruttura e raccoglie i dati.
La sorveglianza che ti convince a installarla da solo
Amazon Ring Familiar Faces è forse l’esempio più sofisticato di un meccanismo che caratterizza l’intera industria della smart home: convincerti che la sorveglianza è un servizio che stai scegliendo per te stesso. Non ti stai abbonando a un sistema di schedatura biometrica dei tuoi vicini, stai ricevendo una notifica personalizzata quando arriva tua madre.
È la stessa logica che ha portato milioni di persone a installare telecamere connesse a internet in casa propria, a mettere microfoni sempre accesi in cucina, a comprare serrature che comunicano con il cloud. Ogni singola scelta è razionale e conveniente individualmente. Il risultato collettivo è una rete di sorveglianza privata capillare, gestita da un’unica azienda, che copre quartieri interi e raccoglie dati biometrici su chiunque si muova in strada.
La questione non è che Amazon abbia fatto qualcosa di illegale, è che ha costruito un sistema dove la sorveglianza di massa si installa volontariamente, porta per porta, finché diventa l’infrastruttura normale del vicinato. Come per il modello che Amazon ha usato con il Kindle prima rendi indispensabile il servizio, poi ridefinisci le condizioni anche qui la convenienza è reale. Il costo è nelle condizioni che accetti senza leggerle.

