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Z Side · Reality Glitch
A cura di Zoom Out Lab
Il dynamic pricing prezzi dinamici non è una novità. Le compagnie aeree lo usano dagli anni Ottanta, gli alberghi da almeno tre decenni, i siti di e-commerce da quando esiste l’e-commerce. La novità è una sola, ed è sostanziale: oggi il prezzo non cambia in base alla domanda generale del mercato, ma in base a chi sei tu, a quante volte hai cercato quella cosa, e a quanto l’algoritmo ritiene che tu sia disposto a pagare.
Il 2 luglio 2024, Ticketmaster mette in vendita i biglietti per il tour di reunion degli Oasis. In pochi minuti, la quota di biglietti a prezzo fisso si esaurisce. I biglietti rimasti salgono di prezzo in tempo reale: più la domanda cresce, più il sistema alza la soglia. Diversi acquirenti documentano sui social qualcosa di più preciso e fastidioso: il prezzo era aumentato anche dopo che avevano inserito il biglietto nel carrello, nel breve intervallo tra la selezione e il pagamento. Stavano comprando a una cifra; arrivati alla cassa, quella cifra era già cambiata.
Altroconsumo ha ricostruito la vicenda con precisione: alcuni settori costavano fino a quattro volte il prezzo di lancio. La protesta dei fan è arrivata fino al Parlamento britannico, che ha aperto un’indagine sul settore della biglietteria e sul ruolo del dynamic pricing nei concerti. Gli Oasis, nel frattempo, si sono dissociati dall’applicazione del meccanismo, scaricando la responsabilità su Ticketmaster. È lo schema classico: il prodotto cambia prezzo per effetto di un sistema automatizzato, e nessun essere umano ha esplicitamente deciso quanto pagherà l’acquirente finale.
Due prezzi, stesso posto, stesso momento
Il punto di partenza per capire il dynamic pricing prezzi dinamici è la distinzione tra tariffazione stagionale e tariffazione personalizzata, perché si tratta di due fenomeni che condividono il nome ma funzionano in modo molto diverso.
La tariffazione stagionale è antica e sostanzialmente accettata: i voli costano di più a Natale perché a Natale tutti vogliono volare, e l’offerta di posti non aumenta. Gli hotel al mare costano di più in agosto per la stessa ragione. È l’economia della domanda e dell’offerta applicata a beni con capacità fissa, e il consumatore, anche quando la trova scomoda, la comprende.
La tariffazione personalizzata è diversa. Qui il prezzo non cambia in base a quante persone vogliono quel posto, ma in base a chi sei tu: la tua cronologia di ricerca, il dispositivo che usi, la tua posizione geografica, il fatto che tu abbia visitato quella pagina due volte negli ultimi tre giorni invece di una. L’algoritmo costruisce un profilo e stima la tua disponibilità a pagare; il prezzo che vedi è la risposta a quella stima, non il prezzo di mercato.
La differenza pratica è rilevante. Nella tariffazione stagionale, fare confronti e aspettare il momento giusto ha senso: il prezzo che trovi su un sito è lo stesso che trovi su un altro, e i prezzi più bassi esistono in certi periodi. Nella tariffazione personalizzata, come ha spiegato Carlo Cambini dell’Università di Torino in un’analisi citata da Unipol Changes, quando tutte le compagnie aeree usano lo stesso software di pricing, chi viene profilato come viaggiatore business trova prezzi equivalenti ovunque. La concorrenza non abbassa il prezzo per quella persona, perché l’algoritmo comune sa già quanto è disposta a spendere.
La svolta italiana: Trenitalia e il precedente che conta
Dal 1° gennaio 2026, il dynamic pricing pricing prezzi dinamici è arrivato anche sui treni italiani. Trenitalia ha introdotto un nuovo sistema tariffario sulle Frecce, il meccanismo è lo stesso usato da decenni dall’aviazione: le tariffe salgono quando la domanda aumenta, scendono quando la domanda è bassa. L’obiettivo dichiarato dall’azienda è incentivare i viaggi nelle fasce orarie meno richieste e massimizzare l’occupazione dei treni. È una logica di gestione della capacità che ha senso economico.
Il cambiamento ha però un impatto concreto su categorie di utenti che usano il treno per necessità, non per scelta. Chi viaggia per lavoro su tratte fisse in orari fissi, chi deve spostarsi in determinate fasce orarie per ragioni familiari o sanitarie, chi vive in città collegate principalmente dall’Alta Velocità: per queste persone, la variabilità del prezzo non è una leva per risparmiare scegliendo orari alternativi, ma un costo aggiuntivo strutturale che non possono evitare. La promessa del dynamic pricing, ovvero che chi è flessibile risparmia, si realizza solo per chi ha la flessibilità per realizzarla.
Neanche un anno prima, il governo italiano aveva vissuto uno scontro significativo con Ryanair proprio su questo tema. Ad agosto 2025 era stata proposta una norma per imporre un prezzo massimo ai voli verso Sardegna e Sicilia, due regioni dove l’alta variabilità delle tariffe aeree aveva raggiunto livelli politicamente insostenibili; in autunno la norma era stata riscritta sotto pressione delle compagnie, eliminando il divieto di tariffazione dinamica legata al tempo di prenotazione. Le compagnie hanno ottenuto di mantenere la libertà di stabilire prezzi variabili; i residenti delle isole hanno ottenuto poco. Il principio alla base del conflitto, tuttavia, era preciso: a che punto la variazione di prezzo smette di essere ottimizzazione di mercato e diventa estrazione di valore da chi non ha alternative?
Il meccanismo psicologico che l’algoritmo conosce meglio di noi
I sistemi di dynamic pricing moderni sfruttano un insieme di variabili comportamentali che va ben oltre la semplice domanda aggregata. Tra le più documentate: il numero di volte che un utente ha visitato la stessa pagina prodotto, il dispositivo usato per la ricerca, la posizione geografica, l’orario della ricerca, il tempo trascorso sulla pagina prima di uscire, e il fatto che l’utente abbia già acquistato prodotti simili in precedenza a prezzi più alti.
La combinazione di queste variabili permette di stimare con precisione crescente la disposizione a pagare del singolo utente, ovvero il prezzo massimo che quella persona accetterebbe prima di abbandonare l’acquisto. Vendere a quel prezzo, invece che al prezzo di mercato, è l’obiettivo del sistema. Come con il buy now pay later e con gli abbonamenti dimenticati, la logica sottostante è la stessa: usare l’asimmetria informativa tra chi progetta il sistema e chi lo usa per estrarre valore aggiuntivo da ogni transazione, in modo sufficientemente graduale da non provocare reazione.
Questa dinamica ha una conseguenza che vale la pena nominare: lo stesso meccanismo che premia la fedeltà a una piattaforma con comodità e personalizzazione la penalizza con prezzi più alti. Chi usa sempre lo stesso sito per prenotare voli accumula uno storico comportamentale preciso, che l’algoritmo interpreta come disponibilità a pagare più alta. Chi cerca una volta sola, su più siti, con un browser pulito, spesso trova prezzi più bassi. La fedeltà, in questo modello, è un segnale di debolezza contrattuale.
Il confine difficile: dov’è la regolazione
La questione della regolazione del dynamic pricing prezzi dinamici è aperta in Europa, con posizioni divergenti tra gli stati membri e una Commissione ancora in fase di valutazione. Il quadro attuale lascia ampia discrezionalità alle aziende, con due vincoli principali: il divieto di discriminazione basata su caratteristiche protette come nazionalità o genere, e l’obbligo di trasparenza sul fatto che i prezzi variano in base alla domanda.
Il secondo vincolo è formalmente rispettato da quasi tutti gli operatori, ma la trasparenza dichiarata e la comprensione reale dell’utente sono distanze molto diverse. Dire che “i prezzi possono variare in base alla domanda” in una nota a piè di pagina nei termini e condizioni soddisfa l’obbligo legale; informare concretamente l’utente che il prezzo che vede potrebbe essere più alto di quello offerto ad altri consumatori nello stesso momento, per via del suo profilo comportamentale, è un livello di trasparenza che nessun operatore ha ancora raggiunto.
L’ECC-Net Italia ha indicato alcune misure pratiche di autotutela: usare strumenti di confronto prezzi, impostare avvisi sulle variazioni, essere flessibili sulle date quando possibile. Sono consigli utili e corretti; registrano però, implicitamente, che il consumatore è lasciato a navigare da solo in un sistema progettato da qualcuno che ha molto più potere informativo di lui.
Il prezzo giusto esiste ancora?
Il dynamic pricing prezzi dinamici pone in fondo una domanda che la regolazione non ha ancora risposto in modo soddisfacente: esiste ancora qualcosa che si possa chiamare prezzo di mercato, ovvero un valore che emerga dall’incontro tra domanda e offerta e valga ugualmente per tutti gli acquirenti nelle stesse condizioni?
Nella versione classica del mercato, la risposta era sì: il prezzo di un biglietto del treno era lo stesso per chiunque lo comprasse nello stesso momento. Nella versione algoritmica del mercato, la risposta è no: il prezzo è una funzione del profilo dell’acquirente, e due persone che comprano lo stesso posto nello stesso momento possono pagare cifre diverse senza che nessuna regola lo impedisca.
È un cambiamento che investe la nozione stessa di equità nelle transazioni commerciali, e che si affianca agli altri meccanismi di estrazione di valore che abbiamo analizzato in questo percorso; dall’algoritmo che gestisce i lavoratori delle piattaforme senza che nessuno ne risponda, alla distribuzione asimmetrica del rischio nel credito digitale. Il filo comune è sempre lo stesso: un sistema che sa molto più di te di quanto tu sappia di lui, e che usa quella differenza in modo sistematico.

